I sette colli di Roma, tutti, in un pomeriggio

Il Vittoriano e i pini del Campidoglio nella luce calda del tardo pomeriggio
Il Vittoriano e i pini del Campidoglio, nella luce del tardo pomeriggio.

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Gina

Bianca. Contro l'ocra dei muri di Roma sparisce e lascia parlare lo sfondo.

Sophia

Arancione. All'ora dorata prende la stessa luce dei mattoni e diventa il soggetto.

Sono identiche nella meccanica: cambia solo il colore. Potete indicare quale preferite al momento della prenotazione.

Il giro che tutti conoscono di nome e nessuno ha mai fatto

"Roma è nata su sette colli" lo sanno tutti. Quali siano lo sa quasi nessuno, e chi li ha visti tutti e sette nello stesso giorno è una minoranza microscopica — perché a piedi sono una decina di chilometri con dentro sette salite, e in autobus non esiste una linea che li colleghi.

È rimasto un fatto da libro di scuola invece che un'esperienza. E invece è la chiave per capire come funziona questa città: Roma non è piatta, e la sua storia è tutta nel dislivello.

Perché proprio sette, e perché non è una curiosità

Le valli fra i colli erano paludi. Il Foro Romano — il centro del mondo antico per mille anni — era un acquitrino dove si seppellivano i morti, e diventò abitabile solo quando i Tarquini lo prosciugarono con la Cloaca Maxima, che è ancora lì sotto e funziona ancora.

Prima di allora si viveva sopra: all'asciutto, al fresco, e con la possibilità di vedere arrivare qualcuno. I sette colli non sono un simbolo — sono gli unici posti dove si poteva stare. Tutto il resto è venuto dopo, quando Roma è stata abbastanza forte da permettersi di scendere.

I sette, uno per uno

Palatino — dove è cominciata

Qui gli archeologi hanno trovato capanne dell'età del ferro, del secolo giusto per la leggenda di Romolo. Poi ci si insediarono gli imperatori, uno dopo l'altro, finché il colle intero diventò una residenza sola: dal suo nome, Palatium, viene la parola palazzo in mezza Europa. Ogni volta che dite "palazzo" state nominando questa collina.

Campidoglio — il più piccolo e il più sacro

Ci stava il tempio di Giove Ottimo Massimo, il punto più importante della religione romana. Da un lato c'è la Rupe Tarpea, da cui si buttavano i traditori — dal luogo della massima gloria a quello della massima infamia in cinquanta metri, che è una lezione sulla politica romana più efficace di un libro.

Sopra, la piazza disegnata da Michelangelo: l'unica piazza rinascimentale pensata da un uomo solo, dal selciato alle facciate.

Aventino — il colle di chi contava meno

Per secoli restò fuori dal pomerio, il confine sacro della città: era il colle della plebe, degli stranieri, dei culti che non si volevano dentro. Chi ci abitava era romano a metà.

Oggi è il posto più silenzioso del centro. Il Giardino degli Aranci con Roma distesa sotto, e a cento metri il famoso buco della serratura dei Cavalieri di Malta, dove di giorno c'è una fila di quaranta minuti.

Celio — quello che nessuno visita

È in pieno centro, confina col Colosseo, e non ci va nessuno. Ci trovate Villa Celimontana, un parco dove i romani portano i cani e i turisti non arrivano, e Santo Stefano Rotondo, una chiesa circolare del quinto secolo che sembra un edificio di un altro pianeta.

Sotto la basilica dei Santi Giovanni e Paolo ci sono le Case Romane: un intero isolato di abitazioni antiche con gli affreschi ancora sui muri, venti metri sotto la strada.

Esquilino — il più grande e il più cambiato

Era la zona delle necropoli e degli orti, poi degli horti dei ricchi: l'Auditorium di Mecenate, quello che ospitava Virgilio e Orazio, è ancora lì in mezzo al traffico e quasi nessuno lo nota.

Sopra c'è Santa Maria Maggiore, con i mosaici del quinto secolo. Sotto c'è piazza Vittorio, che è il quartiere più mescolato di Roma. Lo stesso colle, duemila anni, due mondi.

Viminale — il più piccolo, e quello che non vede nessuno

È il colle dei ministeri: ci sta il Viminale, cioè l'Interno, e poco altro. Non ha una vista, non ha un monumento da fotografare, ed è schiacciato fra Esquilino e Quirinale al punto che ci si passa sopra senza accorgersene.

Ed è proprio questo il bello: è il colle che nessuno vi farebbe vedere, e sapere di averlo attraversato completa il conto. Sei su sette non è "i sette colli".

Quirinale — il colle dei Sabini, poi del papa, poi del Presidente

La tradizione dice che qui si stabilirono i Sabini, cioè gli altri: Roma nasce dalla fusione di due popoli su due colline diverse, e questa è la seconda.

Davanti al palazzo ci sono i Dioscuri, due statue colossali con i cavalli portate qui dalle Terme di Costantino. E la terrazza guarda tutta Roma: è uno dei punti più alti del centro, e a fine pomeriggio è dove si va.

Perché questo giro non ve lo propone nessuno

A piedi sono circa dieci chilometri con sette salite. Fattibile in due giorni, non in un pomeriggio, e alla terza salita l'entusiasmo cala.

In autobus non c'è modo: le linee vanno verso il centro e verso fuori, non da un colle all'altro. Si fanno tre cambi per due chilometri.

In automobile non si entra: il centro storico è zona a traffico limitato, una macchina a benzina resta fuori e una elettrica dal 1° luglio 2026 ha bisogno di un permesso che costa fino a mille euro l'anno.

Perché la Méhari lo rende possibile

La nostra è un quadriciclo pesante elettrico, omologazione L7e, e nel regolamento di Roma Capitale i quadricicli sono fra i veicoli ammessi all'ingresso nella ZTL del Centro Storico. Le salite le fa senza fatica e senza rumore, e nei vicoli fra un colle e l'altro passa dove un'automobile si incastra.

Ed essendo elettrica sosta gratuitamente sulle strisce blu, che in centro sono quasi l'unico posto dove ci si può davvero fermare. Su un giro fatto di sette soste, non è un dettaglio: è la differenza fra farlo e non farlo.

Poi c'è la cosa che non si mette in una tabella. La Méhari non ha i fianchi: salendo al Gianicolo o affacciandosi dall'Aventino non c'è un vetro fra voi e la città. Un giro che è fatto di panorami, in una scatola chiusa, è un altro giro.

Come funziona

Ritrovo in via Labicana 123/A, a cinque minuti a piedi dal Colosseo e fuori dalla ZTL. Quindici minuti insieme: i comandi — sono tre — la ricarica e il percorso segnato sul roadbook, colle per colle, con i punti dove fermarsi e quelli dove vale la pena scendere.

Poi le chiavi sono vostre. Nessuna guida a bordo, nessun autista, nessun convoglio: l'ordine dei colli è suggerito, non imposto, e se all'Aventino volete restare mezz'ora in più nessuno vi aspetta suonando il clacson.

Patente B da almeno un anno, permesso internazionale o una traduzione giurata, per chi viene da fuori Europa. Quattro posti veri. Si paga la vettura: 250 € in due, 310 € in tre, 370 € in quattro.

Domande pratiche

Quanto dura davvero?

Il percorso è di una quindicina di chilometri, ma i chilometri non contano: contano le soste. In due ore e mezza si fanno tutti e sette con calma; in due si fanno stando attenti all'orologio.

Serve conoscere Roma?

No. Il roadbook è scritto per chi non c'è mai stato, con i colli in un ordine che evita le salite peggiori e le strade più trafficate.

Quali sono i sette colli, esattamente?

Palatino, Campidoglio, Aventino, Celio, Esquilino, Viminale e Quirinale. Il Gianicolo e il Pincio, che pure sono colline famose, non fanno parte dei sette storici perché stavano fuori dalla città antica.

Si può entrare nella ZTL?

Sì. La vettura è un quadriciclo elettrico e nel regolamento di Roma Capitale i quadricicli sono ammessi all'ingresso nella ZTL del Centro Storico, senza il permesso a pagamento previsto per le auto elettriche.

Dove si parcheggia a ogni sosta?

Sulle strisce blu, che essendo la vettura elettrica sono gratuite. Il roadbook segna i punti dove il posto si trova quasi sempre.

È faticoso?

No: le salite le fa la macchina. È un giro di panorami e di soste, non una camminata.

da 190 €la vettura intera
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