Grottaferrata: mille anni di greco nei colli latini

Un monastero greco a venti minuti da Frascati

Nel 1004 un vecchio monaco calabrese di nome Nilo, in fuga dalle incursioni saracene che avevano svuotato i monasteri greci del sud, arrivò su questo pendio sotto il Tuscolo e vi fondò una casa di monaci di rito greco. Morì prima che fosse finita. Da allora non ha mai chiuso.

Questo fa dell'Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata uno dei monasteri abitati senza interruzione più antichi d'Europa, e l'ultimo superstite nel Lazio di un cristianesimo bizantino che un tempo era diffuso in mezza Italia.

I monaci sono cattolici, in comunione con Roma, ma celebrano in greco secondo il rito bizantino. Se entrate durante una funzione sentirete qualcosa che suona come Atene e sta succedendo a venti minuti da Frascati.

Cosa si vede

La fortezza. Nel Quattrocento il cardinale Giuliano della Rovere — il futuro Giulio II, quello che faceva le guerre e assumeva Michelangelo — trasformò il monastero in una piazzaforte militare. Quello a cui vi avvicinate è un fossato, un ponte levatoio e mura bastionate, con dentro un'abbazia. Pochi edifici religiosi in Italia somigliano così tanto a un castello.

La chiesa. Dietro un portale marmoreo dell'undicesimo secolo e un mosaico bizantino della Deesis, l'interno è piccolo, scuro e dorato. Il pavimento è cosmatesco, l'iconostasi è greca, e tutto profuma d'incenso in un modo che le chiese latine non hanno.

La cappella Farnese custodisce gli affreschi del Domenichino, dipinti quando aveva poco più di vent'anni: la vita dei santi Nilo e Bartolomeo, nel classicismo bolognese limpido che gli fece la reputazione. Sono fra i migliori affreschi di primo Seicento nei dintorni di Roma, e non li va a vedere quasi nessuno.

Il museo e la biblioteca. L'abbazia ripara libri dal Medioevo, e il suo laboratorio di restauro del manoscritto è fra i più autorevoli al mondo: è l'officina dove altre biblioteche mandano i codici danneggiati. Il piccolo museo raccoglie sculture, icone e materiale archeologico del sito.

Il paese attorno

Grottaferrata è un paese collinare agiato e comodo, di quelli in cui i romani si trasferiscono più che andarci in gita. Questo le dà una cosa che ai paesi turistici manca: ristoranti che vivono sui residenti.

Sta fra Frascati e la strada che sale al Tuscolo, quindi si incastra facilmente in una giornata: venti minuti dall'una, un quarto d'ora dall'altro.

Quando andarci

La mattina, quando l'abbazia è aperta e la luce entra dalle finestre a est.

Non nei giorni di chiusura, che variano: verificate prima di costruirci sopra la giornata.

A marzo il paese ospita una grande fiera, storica e affollata: bella da vedere, complicata per parcheggiare.

Perché vale la sosta

Perché è l'unico posto dei Castelli in cui entrate per venti minuti e uscite con la sensazione di essere stati altrove — non in un'altra città, in un altro mondo mediterraneo.

E perché il Domenichino della cappella Farnese, in qualunque museo, avrebbe la fila. Qui c'è una custode e il silenzio.

Domande pratiche

Che cos'è l'abbazia di Grottaferrata?

Un monastero cattolico di rito bizantino fondato nel 1004 da san Nilo, fortificato nel Quattrocento e ancora oggi officiato in greco.

Si può visitare?

Sì. La chiesa e il museo sono aperti ai visitatori, con orari che variano per stagione e giorno della settimana.

Quanto dista Grottaferrata da Roma?

Circa ventidue chilometri a sudest, una quarantina di minuti in auto. Da Frascati sono venti minuti.

C'è altro da vedere in paese?

Il paese è gradevole più che notevole: il motivo per venirci è l'abbazia, e i ristoranti che servono chi ci abita.

Si può assistere alla liturgia in greco?

Le funzioni seguono il rito bizantino in greco. Gli orari sono esposti all'abbazia e i visitatori sono benvenuti, con il rispetto che si deve a una celebrazione.

La eStory elettrica di Primo Giro, vista di fianco con capote color sabbia
La nostra eStory. La strada è vostra.