Dove mangiare ai Castelli Romani: fraschette, porchetta e vino

Le regole della tavola, quassù

Tre cose da sapere prima di mettersi a cercare un posto per pranzo sui colli.

Si pranza tardi. All'una è presto. Le due è normale. Un locale vuoto alle dodici e mezza non è un locale che va male: è un locale che, in senso proprio, non ha ancora aperto.

I posti buoni sono brutti. Carta sui tavoli, vino in caraffa, un foglio ciclostilato al posto del menù. Quelli con la terrazza, le tovaglie e le foto dei piatti fuori dalla porta hanno il prezzo del panorama.

Il lunedì è chiuso. Quasi ovunque, in tutti i paesi. Organizzatevi.

Ariccia e la porchetta

Ariccia è il paese della porchetta, e la porchetta è il motivo per cui molti romani salgono quassù.

Si disossa il maiale intero, si riempie di rosmarino, aglio, pepe e finocchietto selvatico, si arrotola e si cuoce piano finché la cotenna non diventa vetro. Si taglia sottile, si serve a temperatura ambiente, e si mangia nel panino o su un piatto di carta senza niente accanto. Quella di Ariccia ha una denominazione protetta, il che in pratica significa che in paese la prendono molto sul serio.

Si mangia in fraschetta: in origine una stanza dove il produttore vendeva il proprio vino e lasciava che i clienti si portassero il cibo da casa, segnalata da una frasca appesa fuori dalla porta. Oggi quasi tutte servono anche da mangiare, ma il formato è rimasto. Ci si siede a tavolate lunghe su panche, si ordina indicando, e si beve bianco misurato in quartini, mezzi litri e litri.

Oltre alla porchetta aspettatevi coppiette (striscioline di maiale essiccate e piccanti), salame, pecorino, olive, sottaceti, e pizza bianca ancora calda. Non costa niente: un pranzo abbondante per due con il vino sta sui trenta euro.

Ariccia merita anche la passeggiata: Bernini ha rifatto per i Chigi la piazza e la chiesa rotonda di Santa Maria Assunta, e la strada d'ingresso attraversa un viadotto monumentale dell'Ottocento con il vallone boscoso sotto.

Frascati e il vino

Frascati ha le sue fraschette, concentrate nei vicoli dietro la piazza, ed è la versione urbana della stessa idea: più strette, più rumorose, piene all'ora dell'aperitivo.

Il vino è bianco, da Malvasia e Trebbiano su terreno vulcanico. Chiedete Frascati Superiore DOCG se volete la versione seria, oppure bevete quello della casa, che poi è il senso del posto.

Per un assaggio fatto come si deve, le aziende di famiglia sui versanti sotto il paese versano al calice e quasi sempre vi fanno vedere la cantina, se telefonate la mattina stessa. Qui c'è la guida a Frascati.

Il resto della mappa

Genzano fa il pane. Il pane casareccio di Genzano è una pagnotta grande e densa cotta a legna, con una crosta spessa e scura, protetta da denominazione e sinceramente diversa da quello che si trova a Roma. Compratene mezza e portatevela dietro.

Marino è l'altro paese del vino, e all'inizio di ottobre fa la sagra dell'uva, quella in cui la fontana della piazza versa vino invece che acqua. È caotica, alcolica e assolutamente autentica.

Nemi ha le fragoline di bosco, minuscole e profumate, in stagione dalla tarda primavera: si mangiano con la panna in qualunque bar della strada. La guida a Nemi è qui.

Castel Gandolfo ha la riva del lago, dove l'abitudine è fritto e vino bianco a un tavolo quasi dentro l'acqua. Qui la guida.

Due modi di fare una giornata mangereccia

La versione corta. Pranzo in fraschetta ad Ariccia verso le due, passeggiata in paese per smaltire, e discesa al lago Albano per il pomeriggio. Si torna a Roma con il buio.

La versione lunga. Mattina sull'Appia Antica, tappa a Frascati per la cantina verso mezzogiorno, pranzo tardi ad Ariccia, pomeriggio a Nemi per le fragoline e il museo, e salita al Tuscolo per il tramonto.

La seconda è quella su cui è costruito il nostro roadbook, e non è un caso: i quindici minuti di strada fra una tappa e l'altra sono esattamente il tempo che serve per avere di nuovo fame.

Il vino e la guida

Va detto, perché quassù è il punto che rovina più giornate: i limiti italiani sono bassi e i controlli ci sono davvero, soprattutto la domenica sera sulle strade di discesa.

Il modo civile di risolverlo è deciderlo prima: una persona sta sotto, oppure si assaggia in cantina invece di bere a tavola, oppure si spezza la giornata con una passeggiata lunga dopo pranzo. Tutte e tre funzionano meglio del rimandare la decisione a fine pasto.

Domande pratiche

Per cosa sono famosi i Castelli Romani a tavola?

Porchetta di Ariccia, vino bianco di Frascati e Marino, pane casareccio di Genzano, fragoline di bosco di Nemi.

Che cos'è una fraschetta?

Una stanza informale dove si beve vino: in origine la cantina del produttore, dove i clienti portavano il cibo da casa. Oggi quasi tutte servono anche da mangiare, ma sono rimaste le tavolate, le panche e il vino a caraffa.

Quanto si spende?

In fraschetta, una quindicina di euro a testa con il vino. I ristoranti con vista sul lago costano parecchie volte tanto.

Bisogna prenotare?

Raramente nei giorni feriali, quasi sempre la domenica, quando le famiglie romane riempiono i colli.

Quando è chiuso?

Il lunedì, in gran parte dei paesi. È la regola meno scritta e più rispettata dei Castelli.

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